Il Magh Bihu non è solo uno spettacolo, ma anche calore, fuochi accesi nei camini, pasti condivisi e gratitudine sussurrata alla terra. Celebrata in Assam, questa festa del raccolto segna il culmine dell’anno agricolo, quando i granai sono pieni e il terreno può godersi un momento di riposo.
Storicamente, il Magh Bihu affonda le sue radici nelle antiche pratiche agricole della valle del Brahmaputra. A differenza di altre feste Bihu legate alla semina o alla piantagione, il Magh Bihu riguarda il completamento, una tranquilla celebrazione dell’abbondanza ottenuta attraverso il lavoro. La parola Magh deriva dal mese assamese di Magh (gennaio-febbraio), mentre Bihu stesso è antecedente alla storia scritta e si ritiene che abbia origini nei riti di fertilità pre-ariani.
Il cuore della celebrazione è Uruka, la vigilia del Magh Bihu, quando le famiglie e le comunità si riuniscono lungo i fiumi o nei campi per cucinare insieme pasti elaborati. Capanne temporanee fatte di bambù e fieno diventano cucine comuni, animate da risate, racconti e dall’aroma di riso, pesce e zucchero di canna.
All’alba vengono accesi i falò Meji, con offerte di torte di riso e foglie di betel consegnate al fuoco, che portano verso il cielo le preghiere per la prosperità. Le capanne vengono poi smantellate cerimonialmente, ricordando a tutti l’impermanenza e il rinnovamento della vita.
Il Magh Bihu non è rumoroso. Non richiede attenzione. Al contrario, insegna qualcosa di duraturo: che la gratitudine è più potente quando è condivisa e che l’abbondanza è più ricca quando unisce le persone.