Nel 1921, durante un viaggio verso l’Europa, C.V. Raman osservò il Mar Mediterraneo e non si lasciò convincere dalla spiegazione allora accettata del perché fosse blu. Quella curiosità, precisa e instancabile come era tipico di lui, lo avrebbe condotto sette anni dopo a una delle scoperte più importanti della fisica moderna.
Nato a Tiruchirapalli nel 1888, Raman fu un prodigio sotto ogni aspetto: completò gli studi universitari a metà dell’adolescenza e pubblicò il suo primo articolo di ricerca a diciotto anni. Trascorse anni conducendo ricerche indipendenti mentre lavorava in un incarico governativo a Calcutta, prima che il mondo accademico si accorgesse di lui e riconoscesse finalmente il valore del suo lavoro.
Nel 1928, lavorando con il suo studente K.S. Krishnan, Raman scoprì che quando la luce attraversa un materiale trasparente, una parte di essa viene diffusa a una lunghezza d’onda diversa. L’Effetto Raman, come divenne noto, aprì possibilità completamente nuove nella scienza molecolare e rimane ancora oggi fondamentale per la spettroscopia.
Nel 1930 divenne il primo asiatico a ricevere il Premio Nobel per la Fisica. L’India lo onorò con il Bharat Ratna nel 1954. Continuò a lavorare fino alla fine, nell’istituto di ricerca a Bangalore che aveva fondato e chiamato con il proprio nome.